InvisibleVoice /.drops/ - Jer in pills
“Le mani hanno memoria, una memoria primordiale, precedente alla nascita della parola ‘memoria’, prima che la parola arrivasse le mani la conoscevano già, già scientificamente l’applicavano al mondo, alla loro conoscenza del mondo.
Sulla superficie delle dita viaggiano fiumi dai colori incredibili. Le mani ricordano, indugiano un attimo senza motivo perché sanno cosa quel battere, sfiorare, lisciare, modellare ha scatenato in passato e immaginano, perché le mani immaginano, cosa accadrà per una volta ancora.
Un corpo di donna, indagato da mani apparentemente cieche, da mani nervose, da mani sapienti, diventa una fotografia immortale nella memoria di quelle dita. Ogni variazione della superficie della pelle, ogni increspatura causata anche solo da un brivido, lascia una traccia notevole in quel sismografo invisibile.
Quello che ne consegue è una mappa, una struttura tridimensionale perfetta, un telaio di donna.
Le mani sanno, le mani ricordano, se avessero, tempo dopo, creta molle da plasmare, se il cervello la piantasse di confondere le cose, potrebbero rimodellarlo perfettamente, come per magia, come per divina creatività e quel corpo così rinato porterebbe su di sé i segni delle emozioni provocate e registrate da quelle dita che non sanno dimenticare.”
Parole di Plasson
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Un corpo di donna, indagato da mani apparentemente cieche, da mani nervose, da mani sapienti, diventa una fotografia immortale nella memoria di quelle dita. Ogni variazione della superficie della pelle, ogni increspatura
causata anche solo da un brivido, lascia una traccia notevole in quel sismografo invisibile.
Quello che ne consegue è una mappa, una struttura tridimensionale perfetta, un telaio di donna.
Le mani sanno, le mani ricordano, se avessero, tempo dopo, creta molle da plasmare, se il cervello la piantasse di confondere le cose, potrebbero rimodellarlo perfettamente, come per magia, come per divina creatività e quel corpo così rinato porterebbe su di sé i segni delle emozioni provocate e registrate da quelle dita che non sanno dimenticare.”










